Traccia
Il Collegio respinge la proposta di introdurre l’osservazione fra pari e la rilevazione delle pratiche didattiche, sostenendo che si tratta di controllo e che la libertà di insegnamento lo impedisce. Il candidato illustri come procede il dirigente.
Quadro di riferimento
- dpr-80-2013 art. 6: l’autovalutazione riguarda anche le pratiche educative e didattiche; struttura del RAV.
- Art. 33 Cost. e art. 1 dlgs-297-1994 per la libertà di insegnamento; art. 7 per le competenze del Collegio.
Impostazione della risposta
- Distinguere i piani: l’autovalutazione di istituto è un obbligo di sistema, non una scelta del Collegio; riguarda la scuola come organizzazione, non il giudizio sui singoli docenti. La libertà di insegnamento non è in discussione.
- Riconoscere il fondo legittimo della resistenza: il timore è che l’osservazione diventi valutazione individuale. La risposta non è imporre, è definire per iscritto regole d’uso: chi osserva, che cosa, con quali strumenti, chi vede i dati, come vengono usati.
- Proporre formati non minacciosi: osservazione fra pari con restituzione solo al collega osservato, dati aggregati per la scuola, autovalutazione dei dipartimenti.
- Ciò che non è negoziabile: la compilazione del RAV, l’analisi dei dati di esito, il Piano di miglioramento. Il Collegio delibera il come, non il se.
- Percorso: partire da un’area circoscritta e da docenti volontari, presentare i risultati, allargare. La compliance si costruisce con l’esperienza, non con la delibera.
- Verbalizzare posizioni e garanzie: serve a dare seguito e a dimostrare che il confronto c’è stato.
Atti da produrre
Protocollo di osservazione con garanzie, delibera del Collegio sulle modalità, RAV e PdM, monitoraggio e restituzione.
Errori da evitare
- Imporre l’osservazione per disposizione dirigenziale.
- Rinunciare all’autovalutazione perché il Collegio è contrario.
- Usare i dati dell’osservazione per valutazioni individuali.
Collegamenti
autovalutazione-rav · portfolio-sviluppo-professionale · organi-collegiali