Sommario

Traduzione italiana (a cura di Chiara Montà) del saggio di Gert J. J. Biesta «La buona educazione in un’epoca di misurazioni: sulla necessità di recuperare la questione dello scopo dell’educare», pubblicato il 30 maggio 2023 su Encyclopaideia — Journal of Phenomenology and Education, vol. 27, n. 1S. Biesta — Maynooth University e University of Edinburgh — sostiene che il dibattito educativo si è ridotto alla misurazione e al confronto dei risultati e che occorre tornare alla domanda su che cosa sia una buona educazione, distinguendo tre funzioni: qualificazione, socializzazione, soggettivazione.

Natura del documento

Articolo scientifico peer-reviewed, licenza Creative Commons BY, convertito da PDF con pdftotext. Non è fonte del diritto: valore teorico e critico. È il contrappunto filosofico alla parte del modulo dedicata a valutazione, efficacia e miglioramento.

Punti chiave

  • Il punto di partenza è il rovesciamento fra «dare valore a ciò che si misura» e «misurare ciò a cui si dà valore».
  • La critica investe le indagini comparative internazionali — TIMSS, PIRLS, PISA dell’OCSE — e le graduatorie nazionali, che uniscono accountability, scelta e argomenti di giustizia sociale ma producono l’individuazione di «scuole non idonee» e «insegnanti non idonei».
  • Biesta osserva che l’accountability è spesso limitata a una scelta fra opzioni prestabilite e manca di una reale dimensione democratica.
  • La ricerca sull’efficacia della scuola (school effectiveness) è indicata come precursore della cultura della misurazione: nel restringere i risultati rilevanti, ha sostanziato l’idea che gli esiti educativi possano e debbano essere misurati.
  • Il paragrafo 2 introduce la «learnification» dell’educazione: lo spostamento del linguaggio sull’apprendimento che fa sparire la domanda sullo scopo.
  • Il paragrafo 3 propone le tre funzioni dell’educazione: qualificazione (conoscenze, abilità, disposizioni che permettono di «fare qualcosa»), socializzazione, soggettivazione; la questione dello scopo è dichiarata «composita».
  • Il paragrafo 4 applica la distinzione a due esempi, fra cui l’educazione alla cittadinanza.
  • Nelle conclusioni Biesta non risponde alla domanda su che cosa sia una buona educazione: sostiene che il dibattito vada tenuto aperto, pena la delega della decisione a statistiche e classifiche.

Norme richiamate

Nessuna norma italiana citata. Il testo richiama la revisione del 2001 della legge statunitense sull’istruzione primaria e secondaria («No Child Left Behind») come esempio di finanziamento pubblico vincolato a una sola metodologia di ricerca.

Entità e concetti

  • valutazione-apprendimenti · autovalutazione-rav
  • invalsi (non citato nel testo; collegamento di contesto per il lettore italiano)
  • Enti citati senza pagina entity/: OCSE/OECD (programma PISA).
  • Concetti nuovi: learnification, qualificazione-socializzazione-soggettivazione, cultura della misurazione.

Citazioni testuali rilevanti

“Il pericolo è che si finisca per dare valore a ciò che viene misurato, piuttosto che impegnarsi nella misurazione di ciò a cui si dà valore.”

“nel deliberare sullo scopo dell’educazione dovremmo fare una distinzione fra tre funzioni dell’educazione che chiamerò qualificazione, socializzazione e soggettivazione.”

Uso per il dirigente scolastico

È il testo che permette di argomentare, in sede di collegio o di rendicontazione sociale, perché i dati INVALSI e gli indicatori del RAV siano strumenti e non fini. Resta materiale filosofico-pedagogico: non modifica in nulla gli obblighi del SNV, che restano quelli del d.P.R. 80/2013 e della legge 107/2015.

Domande aperte

  • L’articolo riprende e aggiorna un testo di Biesta già noto dal 2009: la versione acquisita non dichiara i rapporti con l’originale inglese se non nel titolo.
  • Il testo non affronta il sistema italiano di valutazione: l’applicazione al RAV e al PdM è un’operazione che il corso lascia al lettore.