Sommario

Articolo di Antonio Calvani (Society for Learning and Education informed by Evidence, Firenze) e Antonio Marzano (Università di Salerno), «Progettare per un miglioramento basato su evidenze. Quale metodologia?», pubblicato nel Giornale Italiano della Ricerca Educativa, anno XIII, n. 24, giugno 2020, pp. 67 ss. Gli autori denunciano la scarsa incidenza della ricerca didattica italiana e propongono un modello di progettazione, l’EBID (Evidence-Based Improvement Design), esemplificato sul programma RC-RT10 per la comprensione del testo nella scuola primaria.

Natura del documento

Articolo scientifico peer-reviewed, convertito da PDF con pdftotext. Non è fonte del diritto: valore metodologico. Nel modulo sostiene la parte della lezione 1.4 dedicata al miglioramento basato su evidenze.

Punti chiave

  • Quattro criticità attribuite alla ricerca didattica corrente: campioni di modesta consistenza e rappresentatività; indagini descrittive su survey o correlazioni fuori da una prospettiva di cambiamento definita; intenzioni di cambiamento astratte e prive di apparato dimostrativo; azioni di cambiamento con procedure poco esplicitate, come quelle ascrivibili alla ricerca-azione.
  • La critica alla ricerca-azione è esplicita e argomentata in nota, con richiamo al Manifesto S.Ap.I.E. (2017) e alla critica di Hargreaves del 1996.
  • Il modello EBID si colloca in un «paradigma del miglioramento» e si articola in sei azioni sequenziali; le prime illustrate sono: definizione chiara del problema di apprendimento da risolvere, preferendo problemi ad ampia valenza; analisi delle evidenze già acquisite tramite sintesi di ricerca (Best Evidence Synthesis, meta-analisi, systematic review, guide e report di enti accreditati); elaborazione analitica del programma più coerente, con adattamenti al contesto socio-culturale.
  • L’esemplificazione riguarda la comprensione del testo in bambini di 9-10 anni, scelta come criticità strategica del sistema di istruzione italiano, con richiami a Commissione Europea (2016), OECD (2016) e INVALSI (2019); vi hanno lavorato ricercatori di otto università italiane.
  • Nelle conclusioni gli autori avvertono che il metodo non è automatico e che il mondo delle evidenze non è un catalogo di risposte preconfezionate; segnalano inoltre che le decisioni scolastiche locali o nazionali sono spesso distratte da sovrabbondanza di proposte, mode, opportunità politica o pressioni dell’opinione pubblica.
  • Attribuzione interna: i paragrafi 1 e 3 a Calvani, i paragrafi 2, 4 e 5 a Marzano.

Norme richiamate

Nessuna norma citata nel testo.

Entità e concetti

Citazioni testuali rilevanti

“Sarebbe ad esempio ingenuo immaginare la metodologia qui descritta come un processo automatico che sfocia in decisioni univoche ed il mondo delle evidenze come una sorta di catalogo in cui si trovano già confezionate le risposte alle nostre esigenze.”

“Molte volte le decisioni scolastiche a livello locale o nazionale vengono distratte e confuse da fattori di altro tipo (sovrabbondanza di proposte per le offerte didattiche, mode pervasive, motivi di opportunità politica o di immagine, pressioni dell’opinione pubblica).”

Uso per il dirigente scolastico

È l’argomento tecnico per pretendere che gli obiettivi di processo del Piano di miglioramento si fondino su evidenze e non su suggestioni: il passo sui «fattori di altro tipo» è utilizzabile tal quale nella discussione collegiale sulle priorità. Va però notato che l’articolo critica la ricerca-azione, che è invece il modello adottato da buona parte delle esperienze INDIRE e INVALSI proposte nella stessa lezione: il modulo accosta due impostazioni in tensione senza dichiararlo.

Domande aperte

  • Il contrasto fra la critica di Calvani e Marzano alla ricerca-azione e l’uso che ne fanno gli altri materiali della lezione 1.4 non è tematizzato dal corso.
  • Il modello EBID conta sei step, ma nel testo convertito ne sono distintamente leggibili solo i primi.