Sommario
Articolo di Sara Mori (INDIRE) in Essere a scuola, n. 8, aprile 2024, pp. 9-13 (Morcelliana), rivista di aggiornamento professionale per il primo ciclo. Esplora il ruolo dei gruppi e dei gruppi di lavoro nella scuola, i processi che li caratterizzano e le fenomenologie che li attraversano, con un focus dichiarato su inclusione e rispetto delle differenze. È il contributo della relatrice della lezione 3.3 da cui deriva l’impianto della videolezione.
Natura del documento
Articolo di rivista professionale, convertito da PDF con pdftotext. Non è fonte del diritto: valore formativo e professionale. Avvertenza sulla conversione: l’impaginazione su più colonne della rivista produce un testo interlacciato, in cui le righe dell’articolo di Mori si alternano a quelle del contributo contiguo di Elena Mosa («Apprendere dagli altri e con gli altri»); la lettura richiede attenzione e alcune frasi risultano spezzate.
Punti chiave
- Obiettivo dichiarato: rendere espliciti fenomeni che restano impliciti nella scuola e che possono invece costituire risorse per lo sviluppo personale e dell’organizzazione, «nell’ottica di una maggiore inclusione».
- Definizione di gruppo: insieme non troppo grande di persone che interagiscono, condividono interessi o obiettivi comuni, mantengono un’interdipendenza e si percepiscono come gruppo (Lewin et al., 1936).
- Fenomenologie dei gruppi (Spaltro, 2005): le difese — reazioni negative di chi resiste alla condivisione: coppie o triadi che ne isolano altri, coalizioni, fughe nel passato o nel futuro, aggressività costante, personalizzazione dei conflitti (spostamento del conflitto dal piano degli interessi a quello personale-caratteriale), atteggiamento reattivo di chi si concentra su ciò che non va.
- Rischio della troppa coesione: rende difficile l’ingresso di nuovi membri, lo sviluppo di nuove idee e irrigidisce i ruoli.
- Episodi critici: l’intreccio fra legami affettivi e relazioni di lavoro; la dipendenza acritica dal leader; la nascita di un «capro espiatorio» con presa di posizione a priori verso una persona senza motivi fondati.
- Fenomeni positivi: socializzazione del linguaggio per creare un bagaglio comune, nascita della percezione dell’interdipendenza, capacità di feedback costruttivi reciproci, circolazione della leadership, accettazione delle differenze, atteggiamento proattivo.
- Stili comunicativi nel gruppo di lavoro: assertivo (esprime le proprie idee senza negare le contrastanti, dice cose negative in modo chiaro senza offendere); passivo (non riesce a emergere, diventa remissivo, con effetto a catena sulla motivazione); aggressivo indiretto (critica senza proporre alternative e senza esporsi); aggressivo diretto (comportamento disturbante di chi non riconosce idee valide se non le proprie e ostacola la comunicazione).
- Indicazione operativa: sviluppare ascolto attivo e comunicazione assertiva come obiettivo dei gruppi di lavoro, per un clima collaborativo che valorizzi e rispetti le differenze.
- Conclusione: nella scuola coesistono gruppi di studenti, team di insegnanti e gruppi misti; fra gruppo e gruppo di lavoro ci sono uguaglianze (interazione, obiettivi comuni) e differenze (scopo, struttura, organizzazione, durata); l’autrice suggerisce un esercizio di autosservazione a fine giornata su «come siamo stati» nei gruppi formali e informali.
Norme richiamate
Nessuna norma citata nel testo.
Entità e concetti
figure-di-sistema · organi-collegiali · inclusione-scolastica · collegio-docenti · consiglio-classe · indire Senza pagina nel wiki: dinamiche di gruppo, difese e fenomenologie del gruppo, capro espiatorio, stili comunicativi, ascolto attivo, assertività, clima di gruppo.
Citazioni testuali rilevanti
«Le difese sono le reazioni negative delle persone che pongono delle resistenze alla condivisione e allo sviluppo del gruppo.»
«Imparare a osservare e comprendere il loro intrecciarsi nella scuola è un passo fondamentale per promuovere il rispetto delle differenze.»
Uso per il dirigente scolastico
È il repertorio più concreto del modulo sui comportamenti reali dentro i gruppi scolastici: utile per riconoscere, in un consiglio di classe o in un dipartimento che non funziona, se si è di fronte a una coalizione, a un capro espiatorio o a una dipendenza dal leader, prima di attribuire il problema alle persone. L’elenco degli stili comunicativi è usabile in formazione interna. Nessun contenuto normativo: non riguarda i gruppi di lavoro previsti dalla legge (GLO, GLI, dipartimenti), che hanno composizione e compiti disciplinati altrove.
Domande aperte
- Il testo convertito è interlacciato con un altro articolo della rivista: alcune frasi sono incomplete e la successione dei paragrafi va ricostruita.
- La distinzione finale fra gruppo e gruppo di lavoro è enunciata per categorie (scopo, struttura, organizzazione, durata) ma non sviluppata nel testo leggibile.