Traccia
Alla restituzione dei dati INVALSI parte del Collegio contesta lo strumento: «le prove non misurano ciò che facciamo». Alcuni genitori chiedono di conoscere i risultati della classe del figlio. Il candidato illustri come procede il dirigente.
Quadro di riferimento
- dpr-80-2013 artt. 2, 3 e 6; dlgs-62-2017 artt. 4 e 7 per le rilevazioni nazionali.
- gdpr-regolamento-ue-2016-679 per la comunicazione dei dati.
Impostazione della risposta
- Chiarire la funzione: le prove standardizzate non valutano i singoli docenti né sostituiscono la valutazione scolastica. Misurano alcune competenze di base in modo comparabile e restituiscono indicatori utili all’autovalutazione, fra cui l’effetto scuola e la variabilità fra classi.
- Gestire la contestazione con i dati: organizzare una restituzione tecnica in Collegio, leggere insieme gli indicatori, distinguere ciò che le prove misurano da ciò che non misurano. Il rifiuto nasce quasi sempre da una lettura impropria dei dati come giudizio sui docenti.
- Obbligatorietà: la partecipazione alle rilevazioni è prevista dalla normativa; per il primo ciclo lo svolgimento è requisito di ammissione all’esame di Stato.
- Comunicazione ai genitori: si restituiscono i dati aggregati di istituto; gli esiti individuali sono comunicati alle famiglie nelle forme previste dall’INVALSI. Non si diffondono graduatorie di classi o di docenti.
- Uso interno: analisi per ambito e per item, ricadute su curricolo e prove comuni, inserimento nel Piano di miglioramento.
- Ruolo del dirigente: garantire il corretto svolgimento delle prove e la restituzione dei dati, evitando sia l’uso punitivo sia la rimozione.
Atti da produrre
Organizzazione della somministrazione, restituzione tecnica in Collegio, analisi per il RAV, azioni nel PdM, comunicazione aggregata alle famiglie.
Errori da evitare
- Usare i dati come giudizio sui docenti.
- Diffondere confronti fra classi all’esterno.
- Archiviare la restituzione senza analisi.
Collegamenti
invalsi · autovalutazione-rav · differenze-tra-classi-invalsi