Traccia

Allo scrutinio finale di una classe terza di scuola secondaria di primo grado il consiglio di classe attribuisce a uno studente un voto di comportamento pari a cinque decimi, dopo due allontanamenti dalle lezioni nel corso dell’anno. Gli esiti disciplinari sono positivi in tutte le materie. La famiglia contesta la decisione sostenendo che «il comportamento non può pregiudicare lo studio». Il candidato illustri il quadro normativo e la condotta del dirigente.

Quadro normativo

Impostazione della risposta

  1. Il dato normativo è netto: dall’entrata in vigore della L. 150/2024, se la valutazione del comportamento è inferiore a sei decimi il consiglio di classe delibera la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato. Non è una facoltà: è l’effetto legale del voto.
  2. Lo snodo si sposta a monte, sulla formazione del voto. Il consiglio deve applicare i criteri deliberati dal Collegio e inseriti nel PTOF, non una valutazione estemporanea; la motivazione deve reggere il collegamento fra i fatti documentati e il descrittore adottato.
  3. La contestazione della famiglia è infondata nel presupposto ma coglie un principio vero: l’art. 4 dello Statuto, nel testo vigente, stabilisce che nessuna infrazione disciplinare può influire sulla valutazione degli apprendimenti delle singole discipline, ma influisce sul voto di comportamento. I due piani restano distinti: le materie non si abbassano per punizione, il comportamento sì.
  4. Verificare la regolarità del procedimento disciplinare a monte degli allontanamenti: contestazione, audizione a difesa, delibera motivata dell’organo competente. Una sanzione illegittima indebolisce la motivazione del voto.
  5. Verbalizzare in modo sostanziale: il verbale deve riportare i fatti, i criteri applicati e la votazione. Un verbale che si limita a «il consiglio attribuisce 5» è il vero punto debole in caso di ricorso.
  6. Comunicare alla famiglia l’esito con le motivazioni e le vie di impugnazione. Il DS non rivede nel merito la valutazione collegiale, ma controlla la legittimità del procedimento e, se rileva vizi, può sollecitare il riesame in autotutela.

Atti da produrre

Verbale di scrutinio motivato, richiami ai criteri del PTOF, atti del procedimento disciplinare, comunicazione alla famiglia, eventuale riesame in autotutela.

Errori da evitare

  • Trattare la non ammissione come scelta discrezionale quando il voto è sotto il sei: la legge la impone.
  • Usare il voto di comportamento come sanzione aggiuntiva non ancorata ai criteri.
  • Far ricadere l’infrazione disciplinare sui voti delle discipline.
  • Verbali privi di motivazione: è il vizio che più spesso porta all’annullamento.

Collegamenti

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