Sommario
Articolo di Manuela Palma e Cristina Palmieri (Università di Milano-Bicocca) in Ricerche Pedagogiche, anno LII, n. 208-209, luglio-dicembre 2018, pp. 249-269. Muove da una ricerca-formazione condotta in due istituti comprensivi di Bergamo e analizza perché, nonostante l’enfasi sulle competenze collaborative, il lavoro di gruppo fra insegnanti fatichi ad affermarsi come pratica diffusa nella scuola italiana.
Natura del documento
Articolo scientifico in rivista pedagogica, convertito da PDF con pdftotext; il file contiene anche il sommario del fascicolo. Testo leggibile, con note a piè di pagina inserite nel flusso. Non è fonte del diritto: valore scientifico; i risultati sono dichiarati «non generalizzabili, bensì contingenti e idiografici».
Punti chiave
- Ostacoli strutturali italiani: tendenza degli insegnanti a svolgere i compiti da soli; organizzazione scolastica e orari rigidi che impediscono la compresenza; assenza di spazi e tempi istituzionali per confrontarsi e progettare insieme.
- Il PTOF percepito come lontano: «anche laddove la scuola disponga di documenti e linee guida condivisi (come il PTOF), spesso questi documenti vengono intesi come indicazioni lontane dalle pratiche della progettazione e gestione condivisa dell’esperienza quotidiana».
- Resistenze psicologiche: il gruppo è «un luogo di grandi possibilità ma anche di minacce»: paura di perdere l’autonomia di azione, di essere condizionati, di essere oggetto di valutazione (Agosti, 2006).
- Variabili che condizionano la collaborazione (Aquario, Ghedini, Bresciani Pocaterra, 2017, su 54 docenti di secondaria): ordine di scuola; dimensioni dell’istituto e strutturazione fisica degli spazi; tempo; relazione di fiducia; compatibilità fra chi collabora; stabilità del corpo docente. Gli ostacoli rilevati sono di natura caratteriale, burocratica e di carente formazione metodologica.
- Metodo: percorso di ricerca-formazione in quattro fasi (istituzione del percorso, incontri centrali, chiusura e rilancio operativo, consegna e condivisione del report ai partecipanti).
- Primo risultato — da «dato per scontato» a «in divenire»: all’inizio il lavoro di gruppo era pensato come qualcosa di naturale e già dato; alla fine come parte della vita professionale «da pensare e coltivare con le dovute attenzioni istituzionali e personali».
- Secondo risultato — dalla logica normativa a quella descrittiva: dal «dobbiamo fare gruppo, dobbiamo essere collaborativi» al riconoscimento che non esiste «un modo giusto» di lavorare con i colleghi, ma modalità diverse più o meno adeguate secondo il compito educativo e la composizione del gruppo.
- Tipologie riconosciute dai partecipanti: gruppi distinti per scopo, numerosità (piccolo/grande), composizione (disciplinare o interdisciplinare, stesso o diverso ordine di scuola) e per la possibilità di scegliere se parteciparvi (gruppi «spontanei» o «obbligatori»).
- Il gruppo produce un «modo di fare le cose»: non solo azioni, progetti, interventi e decisioni, ma un codice comune, criteri di azione condivisi, un linguaggio; da qui l’avvicinamento alla nozione di comunità di pratica — con l’avvertenza che la coesione può rendere complesso l’inserimento di nuovi membri, questione rilevante «visto l’ingente turn-over degli insegnanti».
- Conclusione: la capacità di lavorare in team è una competenza da coltivare, condizione perché i team esprimano le proprie possibilità e incidano sulla pratica quotidiana; va facilitata «tramite un pensiero e azioni condivise a livello istituzionale».
Norme richiamate
Nessuna norma citata nel testo. Il PTOF è richiamato come documento della scuola senza riferimento all’art. 3 del d.P.R. 275/1999 o all’art. 1, c. 14 della legge 107/2015.
Entità e concetti
ptof · organi-collegiali · figure-di-sistema · autonomia-scolastica · collegio-docenti · consiglio-classe Senza pagina nel wiki: cultura collaborativa, ricerca-formazione, comunità di pratica, compresenza, turn-over del personale docente.
Citazioni testuali rilevanti
«In Italia è diffusa la tendenza degli insegnanti a svolgere i propri compiti da soli, senza contesti in cui possano condividere le loro pratiche, riflettere su significati e conseguenze del loro agire e identificare strategie comuni al fine di promuovere la qualità dell’esperienza scolastica.»
«il gruppo produce non solo delle “cose” (azioni, progetti, interventi formativi, decisioni), ma soprattutto “un modo di fare le cose”, che si costruisce proprio tramite pratiche condivise.»
Uso per il dirigente scolastico
È il materiale che più direttamente interroga le condizioni organizzative che il dirigente controlla: orario, compresenze, spazi, tempi istituzionali di confronto, stabilità delle assegnazioni, composizione dei gruppi. L’osservazione sul PTOF percepito come documento lontano dalle pratiche è un ottimo spunto per una risposta concorsuale sull’attuazione del Piano, e il richiamo all’inserimento dei nuovi docenti collega il tema all’accoglienza dei neoassunti. Resta ricerca su due istituti: non produce indicazioni vincolanti e i risultati non sono generalizzabili, come dichiarano le autrici.
Domande aperte
- Il campione è limitato a due istituti comprensivi di Bergamo.
- L’articolo è del 2018 e non considera gli effetti dell’organizzazione del lavoro post-pandemia né le figure introdotte successivamente.
- Le «azioni condivise a livello istituzionale» auspicate non sono specificate in termini di atti o di strumenti contrattuali.