Traccia
Il RAV evidenzia esiti deboli nelle competenze di base e forte variabilità fra le classi. Il dirigente vuole introdurre la didattica per competenze, ma parte del Collegio è scettica: «si perde tempo e non si finisce il programma». Il candidato illustri la strategia.
Quadro normativo
- Art. 8 dpr-275-1999; dm-221-2025-indicazioni-nazionali; dm-139-2007 per l’obbligo.
- raccomandazione-ue-2018-competenze-chiave; dpr-80-2013 per il ciclo di miglioramento.
Impostazione della risposta
- Ancorare la scelta ai dati, non alle preferenze: gli esiti del RAV e delle prove standardizzate rendono la questione un problema di risultati, non di metodo preferito dal dirigente.
- Sciogliere l’obiezione: le Indicazioni nazionali non prescrivono «programmi» ma traguardi e obiettivi di apprendimento; la competenza non si oppone alla conoscenza, la richiede. Le nuove Indicazioni insistono anzi sulla centralità delle conoscenze come base del pensiero critico.
- Percorso graduale: partire da un numero limitato di UdA per dipartimento, con tempi certi, invece di riformare tutto.
- Strumenti condivisi: rubriche di valutazione, compiti autentici, prove comuni per classi parallele. Le prove comuni sono anche lo strumento per ridurre la variabilità fra classi rilevata dal RAV.
- Sostegno ai docenti: formazione mirata nel piano di istituto, figure di coordinamento, spazi di confronto nel piano annuale delle attività, valorizzazione delle esperienze.
- Verifica: monitoraggio degli esiti nel Piano di miglioramento e rendicontazione al Collegio; se non funziona, si corregge, e questo va detto in partenza.
Atti da produrre
Atto di indirizzo, Piano di miglioramento, delibere del Collegio, format di UdA e rubriche, calendario delle prove comuni, piano di formazione, monitoraggio.
Errori da evitare
- Imporre per circolare.
- Cambiare tutto in un anno.
- Non misurare gli effetti.
Collegamenti
autovalutazione-rav · rav-piano-miglioramento · percorsi-interdisciplinari