Traccia

Il RAV evidenzia esiti deboli nelle competenze di base e forte variabilità fra le classi. Il dirigente vuole introdurre la didattica per competenze, ma parte del Collegio è scettica: «si perde tempo e non si finisce il programma». Il candidato illustri la strategia.

Quadro normativo

Impostazione della risposta

  1. Ancorare la scelta ai dati, non alle preferenze: gli esiti del RAV e delle prove standardizzate rendono la questione un problema di risultati, non di metodo preferito dal dirigente.
  2. Sciogliere l’obiezione: le Indicazioni nazionali non prescrivono «programmi» ma traguardi e obiettivi di apprendimento; la competenza non si oppone alla conoscenza, la richiede. Le nuove Indicazioni insistono anzi sulla centralità delle conoscenze come base del pensiero critico.
  3. Percorso graduale: partire da un numero limitato di UdA per dipartimento, con tempi certi, invece di riformare tutto.
  4. Strumenti condivisi: rubriche di valutazione, compiti autentici, prove comuni per classi parallele. Le prove comuni sono anche lo strumento per ridurre la variabilità fra classi rilevata dal RAV.
  5. Sostegno ai docenti: formazione mirata nel piano di istituto, figure di coordinamento, spazi di confronto nel piano annuale delle attività, valorizzazione delle esperienze.
  6. Verifica: monitoraggio degli esiti nel Piano di miglioramento e rendicontazione al Collegio; se non funziona, si corregge, e questo va detto in partenza.

Atti da produrre

Atto di indirizzo, Piano di miglioramento, delibere del Collegio, format di UdA e rubriche, calendario delle prove comuni, piano di formazione, monitoraggio.

Errori da evitare

  • Imporre per circolare.
  • Cambiare tutto in un anno.
  • Non misurare gli effetti.

Collegamenti

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