Sommario
Saggio di Massimo Baldacci (Università di Urbino «Carlo Bo»), in Paideutika n. 37 (2023), pp. 136-150. Ricostruisce la vicenda teorica del rapporto scuola-territorio: la nascita negli anni Sessanta-Settanta, l’approdo alla teoria del sistema formativo integrato, l’eclissi dagli anni Novanta per effetto di processi socioculturali (deterritorializzazione, neoliberismo) e l’attuale rinascita, per la quale propone una nuova ipotesi.
Natura del documento
Saggio scientifico di pedagogia generale: non è fonte del diritto; valore teorico e critico. Conversione dichiarata nel frontmatter: pdftotext; il testo è leggibile, con note a piè di pagina e intestazioni di rivista inserite nel corpo.
Punti chiave
- Tesi centrale: nell’attuale policentrismo «polverizzato» del sistema formativo, il centro di gravità non può che essere la scuola, «in quanto agenzia intenzionalmente educativa» innervata nel contesto locale attraverso la propria utenza e dotata di maggiore consapevolezza pedagogica.
- Il ruolo baricentrico va collocato «nel quadro di un paradigma dialettico, anziché funzionalista»: cooperare con le altre agenzie «non significa subordinarsi alle loro logiche», e presuppone «la piena autonomia e autodeterminazione da parte della scuola», che può muoversi in chiave di complementarità, di alternativa o persino critica.
- Esempio applicativo: l’alternanza scuola-lavoro. Nel paradigma funzionalista neoliberista la scuola è subordinata alle logiche dell’impresa; perché l’esperienza del lavoro «apra gli occhi sul mondo» occorre che la scuola unisca alla cooperazione «un atteggiamento critico verso le forme del lavoro storicamente in atto».
- Avvertimento sul rapporto con i patti: «Lesinare le risorse e puntare sul ruolo di supplenza del territorio è una politica errata. La scuola deve ricevere il flusso di risorse necessario a svolgere al meglio il proprio compito, il rapporto col territorio deve essere di natura integrativa non sostitutiva».
- Monito contro la «comunità guardaroba», cioè l’alleanza scuola-territorio ridotta a «semplice mascheramento della disgregazione in atto»; serve una battaglia culturale contro «il modello neoliberista della concorrenza come motore dell’efficienza sociale».
- Rifiuto del «Grande Architetto Pedagogico»: l’integrazione non è una dogmatica normativa calata dall’alto ma «il frutto di un processo, di una praxis sociale» affidata alla concertazione degli attori.
Norme richiamate
Nessuna norma citata nel testo. L’alternanza scuola-lavoro è richiamata come esperienza, senza estremi normativi (nel wiki: pcto).
Entità e concetti
autonomia-scolastica · pcto · curricolo
Senza pagina propria nel wiki: sistema formativo integrato, sistema formativo allargato, deterritorializzazione, comunità educante, patti di comunità, policentrismo formativo.
Citazioni testuali rilevanti
«Lesinare le risorse e puntare sul ruolo di supplenza del territorio è una politica errata. La scuola deve ricevere il flusso di risorse necessario a svolgere al meglio il proprio compito, il rapporto col territorio deve essere di natura integrativa non sostitutiva.»
«Cooperare con le altre agenzie non significa subordinarsi alle loro logiche, bensì confrontarsi sulle rispettive logiche, cercando costruire un raccordo tra i propri compiti, ma mantenendo un atteggiamento dialettico.»
Uso per il dirigente scolastico
È il contrappeso critico del modulo: mentre il resto dei materiali espone i patti come opportunità, Baldacci avverte che l’alleanza con il territorio non può diventare supplenza di risorse mancanti e che l’autonomia della scuola è condizione, non ostacolo, della cooperazione. Per il concorso è l’argomento da spendere quando una traccia chiede di valutare limiti e rischi delle reti e dei patti educativi di comunità.
Contraddizioni o tensioni
- La tesi di Baldacci — scuola come centro di gravità, rapporto «integrativo non sostitutivo» — è in tensione esplicita con l’impostazione dei materiali della lezione 6.1, dove il patto è presentato come strumento con cui il capitale sociale del territorio si rende «servente rispetto alla scuola» ma anche come leva di trasformazione del modello scolastico.
Domande aperte
- Il saggio non entra nel merito degli strumenti giuridici (accordi di rete, convenzioni, patti educativi): resta sul piano della filosofia dell’educazione.
- Non indica criteri per distinguere, in concreto, un’integrazione legittima da una supplenza impropria.