Traccia
Il piano di formazione dell’istituto si è ridotto negli anni a un elenco di corsi proposti da enti esterni, con adesioni individuali e nessuna ricaduta verificabile. Il dirigente vuole ricostruirlo. Il candidato illustri come procede.
Quadro normativo
- legge-107-2015 per la formazione in servizio e il piano di istituto; ccnl-istruzione-ricerca-2019-2021.
- dpr-80-2013 per il collegamento con RAV e Piano di miglioramento.
- dm-66-2023-formazione-digitale e risorse PNRR; dlgs-66-2017 art. 13 per la formazione sull’inclusione.
Impostazione della risposta
- Partire dai bisogni, non dall’offerta: il piano si costruisce sulle priorità del RAV e del Piano di miglioramento, integrate da una rilevazione dei bisogni dei docenti.
- Competenze: il Collegio delibera il piano, che confluisce nel PTOF; il dirigente ne cura l’attuazione e può individuare priorità nell’atto di indirizzo.
- Vincoli da rispettare: le attività obbligatorie previste da norme specifiche — sicurezza (dlgs-81-2008), inclusione per i docenti non specializzati, transizione digitale nei percorsi PNRR — non sono opzionali e vanno distinte dalle attività opzionali.
- Formati efficaci: ricerca-azione, osservazione fra pari, comunità di pratica, formazione interna con docenti esperti. La disseminazione dev’essere prevista prima dell’autorizzazione: chi partecipa a una formazione esterna si impegna a restituirla ai colleghi.
- Risorse: fondi di istituto, reti di ambito, risorse PNRR, Erasmus+; iscrizione nel programma annuale e incarichi formalizzati.
- Verifica della ricaduta: indicatori definiti in partenza (pratiche adottate, materiali prodotti, esiti degli studenti), monitoraggio e rendicontazione al Collegio.
Atti da produrre
Rilevazione dei bisogni, delibera del Collegio, sezione del PTOF, autorizzazioni con impegno di disseminazione, incarichi, monitoraggio della ricaduta.
Errori da evitare
- Piano come elenco di corsi esterni.
- Nessuna verifica della ricaduta.
- Confondere formazione obbligatoria e facoltativa.