Sommario

Contributo in lingua inglese di Serena Greco ed Elettra Morini (INDIRE), pubblicato negli atti della seconda conferenza internazionale della rivista Scuola Democratica «Reinventing Education» (2-5 giugno 2021), vol. 3, pp. 79-90. Presenta i risultati della ricerca INDIRE «Evaluation of innovation processes» su 52 scuole secondarie di Avanguardie Educative, limitatamente alla dimensione «propensione al cambiamento» e all’uso dei dati per il miglioramento e la pianificazione strategica.

Natura del documento

Paper di convegno scientifico in open access (licenza Creative Commons). Non è fonte del diritto: valore di ricerca empirica. Conversione da PDF con pdftotext: le figure con i grafici (Fig. 2-5) non sono riprodotte; i dati percentuali sono però commentati nel testo. Il contributo è in inglese.

Punti chiave

  • Quadro teorico: la scuola come School as Learning Organization (SLO), organizzazione che apprende e sa cambiare ruoli e funzioni usando i dati.
  • Campo della ricerca: 52 scuole secondarie del movimento Avanguardie Educative, nato nel 2014 da INDIRE e da 22 scuole fondatrici, con 15 «idee per l’innovazione» distribuite sulle tre dimensioni spazio fisico, tempo e didattica (fra cui aula-laboratorio disciplinare, spazi flessibili, TEAL, flipped classroom, debate, service learning).
  • Su «da che cosa sono individuati gli obiettivi di miglioramento»: aree di processo indicate come deboli nel RAV (95% dei docenti, 98% dei dirigenti), risultati delle prove INVALSI (95,1% e 92%), monitoraggi interni (77,8% e 76%), documentazione sui bisogni educativi speciali (86,1% e 82%).
  • Meno rilevanti i risultati delle indagini internazionali (PISA, TIMSS) e delle rilevazioni condotte da enti locali o altre agenzie.
  • Per la progettazione in classe i docenti usano soprattutto esiti degli esami (96%) e test d’ingresso (89%), poi le prove INVALSI.
  • Sul piano di formazione dei docenti: è quasi sempre elaborato sulla base delle priorità e degli obiettivi di RAV e PdM (96% dei dirigenti, 90% dei docenti), ma include anche le richieste dei singoli, dei dipartimenti e degli organi collegiali e una ricognizione sistematica dei bisogni.
  • Conclusione: i dati non sono conoscenza; serve un processo di condivisione nel contesto scolastico, un sistema di knowledge management, e la formazione del personale all’uso dei dati perché possa partecipare «actively and expertly» alla pianificazione strategica e al decision making.
  • Un passaggio finale collega l’uso dei dati all’accountability: la comunicazione dei dati andrebbe pianificata come obiettivo di una specifica azione di miglioramento, con ricaduta sul senso di appartenenza e sul benessere organizzativo.

Norme richiamate

Nessuna norma citata con estremi. RAV, PdM e PTOF sono richiamati come strumenti del sistema italiano senza riferimenti normativi.

Entità e concetti

indire, invalsi, autovalutazione-rav, ptof, bes, rav-piano-miglioramento. Senza pagina nel wiki: School as Learning Organization, Avanguardie Educative, knowledge management, propensione al cambiamento, comunità professionale di apprendimento.

Citazioni testuali rilevanti

«Information is not knowledge; there needs to be a sharing process for processing in the school context.»

«Effective use of data by the school community has become central to school improvement processes that could be defined as ‘data driven’.»

Uso per il dirigente scolastico

Fornisce dati su quali fonti informative le scuole usano davvero per fissare gli obiettivi di miglioramento (RAV e INVALSI in testa, indagini internazionali in coda) e un argomento operativo: il piano di formazione va agganciato a RAV e PdM, ma senza ignorare la ricognizione dei bisogni. Ricerca empirica su un campione di scuole innovative: i risultati non sono generalizzabili all’intero sistema.

Domande aperte

  • Il campione è costituito da scuole già impegnate in processi di innovazione, quindi non rappresentativo.
  • I grafici non leggibili nella conversione contengono parte dei risultati.