Definizione

«Competenze non cognitive» non è un istituto giuridico. È una categoria della ricerca educativa — psicologia dell’educazione, economia dell’istruzione, studi sul character e sulle soft skills — entrata nel lessico amministrativo scolastico negli ultimi anni. Nei testi posseduti dal wiki non esiste una definizione normativa: non c’è un elenco ufficiale di quali competenze siano «non cognitive», non c’è un obbligo di certificarle separatamente, non c’è uno strumento nazionale di rilevazione dedicato.

Questa pagina esiste perché il termine viene usato come dato acquisito in sede amministrativa e formativa, e il dirigente deve saperlo maneggiare senza attribuirgli un fondamento che non ha ancora riscontro nel wiki.

Disciplina — l’unico aggancio riscontrato, e il suo limite

Nel corpus posseduto l’unica occorrenza amministrativamente rilevante è nella nota MIM 66850 del 29 ottobre 2025 sui documenti strategici 2025-2028 (nota-66850-2025-documenti-strategici-snv). Elencando «le disposizioni recentemente introdotte» di cui il PTOF deve tenere conto, la nota include:

«- la Legge 19 febbraio 2025, n. 22, recante l’Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale;»

Due avvertenze pesano su questa riga, e vanno dette insieme.

La prima: il testo della legge non è in raw/. Del provvedimento il wiki conosce soltanto gli estremi e il titolo come riportati da una nota ministeriale. Non se ne può citare alcun articolo o comma, non se ne conosce l’ambito applicativo, né se contenga obblighi, facoltà o un semplice rinvio a successivi atti attuativi. La lacuna è annotata in fonti-mancanti: la legge va acquisita da Normattiva prima di qualunque affermazione sul suo contenuto.

La seconda: la nota non è fonte del diritto. La nota 66850/2025 è un atto di indicazione operativa che attua il procedimento dell’art. 6 del dpr-80-2013; non può introdurre obblighi che la norma non prevede. L’effetto concreto che produce è di indirizzo: suggerire che il PTOF 2025-2028 dia conto anche di questa linea, insieme alla filiera tecnologico-professionale (L. 121/2024), alla revisione della valutazione (L. 150/2024 e O.M. 3/2025) e alle linee guida sull’IA (D.M. 166/2025).

Nessun altro riscontro. La ricerca sull’intero corpus di raw/normativa/ e raw/circolari/ restituisce una sola altra occorrenza dell’espressione, e in senso diverso: le Indicazioni nazionali allegate al dlgs-59-2004 parlano di «dissonanze cognitive e non cognitive» degli allievi come punto di partenza per individuare gli obiettivi formativi — è un uso descrittivo, in un documento curricolare superato. Non è un precedente.

L’uso nel discorso amministrativo: il caso USR Campania

Il caso di studio dell’USR Campania (corso INDIRE FOVI, modulo 1, lezione 1.1) è l’esempio di come il termine circoli come nozione condivisa. Il dirigente dell’USR, parlando del divario territoriale nelle rilevazioni standardizzate, osserva che i dati sono «in leggero ma costante miglioramento» e che le rilevazioni «ci dicono molto, ma naturalmente non ci dicono tutto», perché nelle scuole della Campania e del Mezzogiorno si lavora con buoni risultati «anche sulle competenze non cognitive, che costituiscono una base fondamentale per la costruzione di un curricolo di scuola».

Interessa soprattutto il seguito, perché contiene l’ammissione del problema: l’USR vuole lavorare con le scuole «prima di tutto per ragionare […] su che cosa intendiamo per competenze non cognitive, o competenze trasversali, o come le vogliamo chiamare». La terminologia è dichiarata instabile da chi la usa. E l’aggancio che il relatore propone è al RAV: «anche nei rapporti di autovalutazione […] le competenze standardizzate sono un pezzo dell’autovalutazione, ma non sono tutto».

Vale per quello che è: la posizione di un ufficio scolastico regionale espressa in un materiale formativo, non una fonte.

Tre nozioni che non vanno confuse

NozioneChe cos’èDove è ancorata
Competenze non cognitivecategoria di ricerca, priva di definizione normativa nei testi possedutisolo il titolo della L. 22/2025, riportato dalla nota 66850/2025
Competenze trasversali (PCTO)locuzione tecnica: i «percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento» del secondo ciclopcto; area 3.1 del RAV, indicatore 3.1.d e rubriche del criterio di qualità
Competenze chiave europeele otto competenze della Raccomandazione 22 maggio 2018, assunte dal sistema italiano come «orizzonte di riferimento verso cui tendere»raccomandazione-ue-2018-competenze-chiave; area 2.3 del RAV; art. 9, c. 3, lett. b) del dlgs-62-2017 per la certificazione del primo ciclo

Il passaggio da evitare è l’equivalenza automatica «non cognitive = trasversali = soft skills». Nel lessico del secondo ciclo «competenze trasversali» indica un istituto preciso e diverso; usare i due termini come sinonimi in un documento d’istituto genera ambiguità su che cosa la scuola stia effettivamente progettando e valutando.

Applicazione nella scuola — dove la nozione trova oggi una collocazione praticabile

In assenza di una disciplina acquisita, ciò che il dirigente può fare poggia su istituti che esistono già.

Le competenze chiave europee. È l’aggancio più solido. Fra le otto della Raccomandazione del 2018 almeno tre coprono buona parte di ciò che la letteratura chiama non cognitivo: la competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare, la competenza in materia di cittadinanza e la competenza imprenditoriale. Il RAV 2025-2028 le assume come oggetto dell’area di esito 2.3 Competenze chiave europee, definita proprio per rinvio alla Raccomandazione. Progettare e valutare «competenze non cognitive» dentro questa cornice è possibile; farlo come categoria autonoma, oggi, non ha una base riscontrata.

La certificazione delle competenze. I modelli nazionali di certificazione del primo ciclo sono costruiti su due principi fissati dall’art. 9, c. 3 del dlgs-62-2017: «riferimento al profilo dello studente nelle Indicazioni nazionali» (lett. a) e «ancoraggio alle competenze chiave individuate dall’Unione europea, così come recepite nell’ordinamento italiano» (lett. b); la lett. d) consente di valorizzare «le eventuali competenze significative, sviluppate anche in situazioni di apprendimento non formale e informale» (certificazione-competenze). Non esiste nei testi posseduti una certificazione separata delle competenze non cognitive, né un obbligo di darne conto nel documento di certificazione.

L’autovalutazione. Oltre all’area 2.3, il RAV 2025-2028 contiene dal triennio in corso l’area 2.5 Esiti in termini di benessere a scuola, che guarda a come la scuola promuove «autonomia, relazionalità, competenza di ciascun bambino/alunno/studente» con un unico indicatore (2.5.a) alimentato dal Questionario docente (autovalutazione-rav). È lo spazio in cui una scuola può rendere conto di questo lavoro con uno strumento che esiste davvero. La Guida INVALSI non usa l’espressione «competenze non cognitive» in nessun punto: la lettura che la riconduce all’area 2.5 è un’interpretazione, non una previsione del quadro di riferimento.

Il curricolo e il PTOF. È nel curricolo di istituto, deliberato dal collegio nell’ambito dell’autonomia di cui all’art. 8 del dpr-275-1999, che una scuola può esplicitare traguardi di questo tipo. Qui l’autonomia è reale e non ha bisogno di una legge che la autorizzi; ciò che serve è che il documento dica con precisione che cosa intende, con quali attività e con quali evidenze, invece di adottare l’etichetta.

Orientamenti contrastanti

La nozione è contesa anche nel dibattito scientifico: l’espressione «non cognitive» è criticata perché definisce in negativo e perché i tratti che vi si raccolgono (perseveranza, autoregolazione, motivazione, cooperazione) hanno in realtà una componente cognitiva; la misurabilità di questi tratti, e l’opportunità stessa di misurarli e certificarli a scuola, sono oggetto di posizioni divergenti. Il wiki non possiede studi o atti che consentano di dare conto compiutamente di questo dibattito: è segnalato per non presentare come pacifico ciò che non lo è.

Che cosa serve per chiudere la lacuna

  1. L. 19 febbraio 2025, n. 22 — testo integrale da Normattiva. È l’atto che deciderebbe se questa pagina resta un concetto di lessico o diventa una pagina norma/ con adempimenti propri.
  2. Eventuali atti attuativi o linee guida successivi alla legge, da cercare sul portale MIM.

Finché il punto 1 non è acquisito, in sede di concorso o di atto d’istituto la formula corretta è: «la L. 22/2025 ha introdotto lo sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici; il contenuto precettivo va verificato sul testo».

Relazioni

certificazione-competenze · autovalutazione-rav · curricolo · pcto · valutazione-apprendimenti · raccomandazione-ue-2018-competenze-chiave · dlgs-62-2017 · dpr-80-2013 · nota-66850-2025-documenti-strategici-snv · predisposizione-ptof

Fonti

nota-66850-2025-documenti-strategici-snv · fovi-1-1-cs-usr-campania-rielaborazione · fovi-1-1-cs-usr-campania-trascrizione · raw/note/invalsi-rav-2025-2028-guida-autovalutazione.md