Sommario

Dispensa di studio che rielabora la videolezione 6.1 del corso INDIRE FOVI (prima annualità 2025-26), modulo «Scuola, territorio e stakeholder». Interventi di Giuseppina Rita Jose Mangione (INDIRE), Pasquale Bonasora (presidente Labsus), Stefania Chipa (INDIRE), Amelio Sebastian (dirigente UAT di Verona) e Paola Catanzaro (dirigente scolastica dell’I.C. VR 13 «Primo Levi»). Il filo conduttore è il passaggio dal contratto didattico al «contratto educativo sociale» proposto dall’UNESCO e la sua traduzione italiana in due strumenti pattizi distinti: il patto di collaborazione (amministrazione condivisa) e il patto educativo di comunità.

Natura del documento

Rielaborazione testuale di una videolezione (dispensa di studio) di un corso di formazione in servizio: non è fonte del diritto, non ha valore interpretativo né vincolante. Valore formativo ed esemplificativo. Il documento dichiara la propria nota metodologica: è costruito su trascrizione automatica Whisper normalizzata, testo estratto dalle slide e bibliografia della lezione; non esiste un testo integrale ufficiale della videolezione. I contenuti presenti solo nelle slide sono marcati (slide). Conversione dichiarata nel frontmatter: gia markdown.

Punti chiave

  • Distinzione centrale fra i due strumenti pattizi. Il patto di collaborazione è descritto come «atto amministrativo che attua il principio di sussidiarietà orizzontale» e presuppone l’adozione di un Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni; il patto educativo di comunità (o patto educativo territoriale) è l’accordo specifico fra scuola e soggetti del territorio, ricondotto dalle slide al Piano scuola 2020-2021. La Tabella 1 della dispensa li mette a confronto per natura, fondamento, promotori, oggetto e rapporto con la scuola.
  • Fondamento costituzionale (intervento Bonasora). L’art. 118, quarto comma, della Costituzione è il riferimento del modello dell’amministrazione condivisa; il patto di collaborazione ne è lo strumento principale e fornisce «una cornice legale alle pratiche sociali informali».
  • Autonomia funzionale della scuola. La scuola, dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, finanziaria e negoziale, può adottare essa stessa il Regolamento sui beni comuni tramite delibera del consiglio di istituto e promuovere patti di collaborazione; il patto «può entrare nel PTOF». Secondo la stima Labsus riportata, i patti di collaborazione in Italia sono più di diecimila.
  • Contratto educativo sociale (UNESCO). Fondato su diritti umani, etica della cura, reciprocità e solidarietà, e sull’educazione come impegno pubblico e bene comune; scardina il «modello educativo dominante» in cui il fare scuola è separato dalle pratiche sociali ed economiche della comunità.
  • Radici italiane richiamate dalla lezione: tempo pieno (1971 (slide)), organi collegiali (1974 (slide)), legge sull’autonomia (1999 (slide)) e quota di flessibilità del curricolo, corresponsabilità come fulcro delle Indicazioni nazionali 2012 aggiornate nel 2018.
  • Quattro costrutti teorici del patto educativo (ricerca INDIRE): sociologico (giustizia sociale e identità culturale), pedagogico (territorio come spazio di esperienza), politico (Societal Challenges), urbanistico (scuola «rigeneratore del territorio»).
  • Sei funzioni e sei aree del patto. Funzioni: contrasto alla povertà educativa, contrasto all’abbandono, proposte curricolari per competenze che valorizzino il territorio, apertura degli spazi, interprofessionalità, qualità di vita e salute mentale. Aree/dimensioni: visione educativa, fabbisogni e obiettivi, attività didattiche, ruolo dell’ente locale, rete di attori, utilizzo degli spazi.
  • Misura della complessità: bassa 19,2%, media 51,9%, elevata 28,9% (dati attribuiti al Rapporto INDIRE-Labsus, 2022 (slide)).
  • Caso Verona (UAT): patto di collaborazione territoriale a due livelli (finalità e risultati attesi; indicazioni operative per i patti educativi di comunità delle singole scuole), con cabina di regia composta da assessore e dirigente comunale alle Politiche educative, dirigente dell’Ufficio VII Ambito Territoriale, rappresentanti di Diocesi e Prefettura, un dirigente scolastico; quattro risultati attesi monitorati da INDIRE.
  • Caso «Cadidavid Include» (I.C. VR 13 «Primo Levi»): corso di italiano per donne straniere in due aule del seminterrato del plesso «Le Risorgive», con CPIA di Verona, Circolo ACLI Cadidavid Aps e Centro di Comunità FEVOSS; attori e ruoli definiti in un protocollo d’intesa raccordato al patto territoriale.
  • Strumenti INDIRE: Osservatorio nazionale INDIRE-Labsus sui patti educativi (dal 2021), primo rapporto nazionale, quaderno operativo con toolkit su design partecipato, livello di democraticità, parent partnership, interprofessionalità.

Norme richiamate

Con pagina nel wiki: costituzione — art. 118, quarto comma (sussidiarietà orizzontale), riportato testualmente dalle slide; art. 32 è richiamato indirettamente nella citazione di Gregorio Arena («ciò che dispone la Costituzione per la salute»), senza numero di articolo nella dispensa. dpr-275-1999 — citato come «DPR 275 del 1999» nella slide sull’alleanza e come «legge sull’autonomia (1999)».

Citati dal documento senza pagina nel wiki: Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (atto regolamentare degli enti locali, non un atto statale); Piano scuola 2020-2021 e Piano estate — Focus I patti educativi di comunità (2021), documenti ministeriali indicati come origine del patto educativo di comunità. La dispensa non cita il D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore) né la sentenza della Corte costituzionale n. 131/2020: il riferimento all’amministrazione condivisa è tenuto sul solo art. 118, c. 4, Cost.

Entità e concetti

consiglio-istituto (organo che può approvare il regolamento sui beni comuni, secondo Bonasora) · ente-locale-proprietario · usr (nel caso Verona, Ufficio VII Ambito Territoriale) · autonomia-scolastica · ptof · curricolo (quota di flessibilità, curricolo locale) · obbligo-istruzione (richiamato fra le funzioni del patto) · accordi-di-rete · regolamento-istituto

Senza pagina propria nel wiki: contratto educativo sociale, patto di collaborazione, patto educativo di comunità, amministrazione condivisa, sussidiarietà orizzontale, bene comune, scuola di prossimità, milieu educativo, politica pattizia, autonomia funzionale, service learning, interprofessionalità, parent partnership, learning hub, comunità educante, cabina di regia, protocollo d’intesa; enti e organismi: INDIRE, Labsus, Osservatorio nazionale INDIRE-Labsus sui patti educativi, UNESCO, OCSE, CPIA.

Citazioni testuali rilevanti

«Il patto di collaborazione è l’atto amministrativo che attua il principio di sussidiarietà orizzontale e quindi abilita l’autonoma iniziativa dei cittadini ad agire nell’interesse generale per il bene comune.»

«A rafforzare l’alleanza educativa scuola-famiglia-territorio attraverso percorsi di cura dei beni comuni» […] «facendo del territorio una palestra per l’esercizio attivo della cittadinanza».

«La scuola è un bene comune, non ci sono dubbi. Ma lo è in un modo molto particolare …come lo sono l’informazione, l’arte o la legalità, che sono beni comuni immateriali indispensabili non tanto per la vita biologica, quanto per una vita civile, degna di un essere umano.» (Gregorio Arena, Labsus 2022)

Uso per il dirigente scolastico

È il materiale più direttamente utile del modulo per chi deve decidere con quale strumento formalizzare un’alleanza con il territorio: la dispensa tiene distinti il patto di collaborazione (che presuppone un regolamento sui beni comuni e si muove nel modello dell’amministrazione condivisa) dal patto educativo di comunità (accordo di scopo con enti locali, Terzo settore e istituzioni del territorio). Il materiale è pedagogico-organizzativo: la base giuridica dei due istituti va ricostruita sulle fonti (art. 118, c. 4, Cost., le norme sull’autonomia, le disposizioni sul Terzo settore e sugli accordi di rete), perché la dispensa la enuncia ma non la argomenta. Per il concorso vale come repertorio di casi concreti (Verona, Cadidavid, Bobbio) e di lessico ricorrente nelle tracce sul rapporto scuola-territorio.

Contraddizioni o tensioni

  • Il «Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni» adottato dal consiglio di istituto è presentato come prassi diffusa e come esercizio dell’autonomia funzionale, ma la dispensa non indica la norma che lo abilita: resta da verificare il fondamento rispetto all’art. 10 del dlgs-297-1994 e al dpr-275-1999.
  • Il patto educativo di comunità viene fondato sul Piano scuola 2020-2021, che è un documento ministeriale e non una fonte del diritto: la dispensa non distingue il piano di programmazione dall’atto normativo.

Domande aperte

  • La dispensa non indica le date della videolezione né del patto territoriale di Verona («dicembre dello scorso anno», «nel febbraio successivo»): i termini sono relativi e non ancorati.
  • Il nome del relatore dell’UAT di Verona è riportato come «Amelio Sebastian (così nelle slide)»: la dispensa stessa segnala l’incertezza.
  • Il titolo esatto e gli estremi del rapporto UNESCO sono resi in due forme («Rapporto sui futuri dell’educazione», 2021 nelle slide; Reimmaginare i nostri futuri insieme, traduzione 2023 secondo la relatrice).
  • Il «format di patto educativo» e i toolkit INDIRE sono citati ma non riprodotti nella dispensa: si trovano nel quaderno operativo (fovi-6-1-quaderno-strumenti-patto).